giovedì 3 luglio 2008

Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!

Pescara: Cattedrale di San Cetteo

Quando passo davanti alla chiesa, in cui si sono sposati, 70 anni or sono, i miei genitori, Giovanni esclama: ”Qui vi siete sposati!”.
Le prime volte pensavo ce l'avesse con me e mi affannavo a dirgli che io mi ero sposata in un'altra chiesa, lontana da lì.
Giovanni non obiettava, salvo poi ripetere quelle parole al passaggio successivo.
“Che sia andato fuori di testa?”, mi sono chiesta, quando ho visto che le mie parole non lo facevano desistere da quella che, con il passar del tempo, è diventata una litania.
Un giorno non ce l'ho fatta più e gli ho gridato in testa: ”Lo vuoi capire che qui ci si sono sposati i nonni e non io?”.
“Lo so” ha risposto serafico. “ Ma tu non hai guardato i miei occhi mentre parlavo. Non vedi che sono rivolti al cielo?
 ”

Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!
(Gv 20,29)

lunedì 16 giugno 2008

Preghiere interessate



"Uffa una nonna sempre malata!" ha detto Giovanni.
"Meglio una nonna malata o senza nonna?", gli ho chiesto.
" "No io la nonna la voglio. Aspetta che ti faccio una preghierina, così tu guarisci!".

martedì 10 giugno 2008

Gratitudine


Oggi mi sono chiesta se non ho ecceduto nel catechizzare Giovanni, il mio nipotino di 6 anni.
Poichè la fede mi ha portato a guardare sempre più quello che gratuitamente il Signore mi dona ogni giorno e che prima davo per scontato, ho pensato che, nella trasmissione della fede, la prima preghiera che si deve insegnare comincia con un grazie.
Quale occasione migliore, per cominciare, a ridosso di Natale, con tutto quel ben di Dio che Gesù Bambino gli aveva portato, nonostante la sua condotta un po' troppo birichina?
"Per cosa vogliamo ringraziare Gesù?" gli ho chiesto a bruciapelo, davanti alla pappa fumante pronta per lui.
Aveva poco più di due anni.
"Per le patate!" ha risposto prontamente.
"E poi?"ho incalzato io.
E lui, dopo una rapida ispezione a ciò che aveva davanti:" Per i colori!"
"E io lo voglio ringraziare perchè tu sei qui con me" Mi è sembrato doveroso aggiungere.
" Allora io lo voglio ringraziare per papà, che mi è venuto a prendere all'asilo e per il sole!"ha concluso.
Da quel giorno è diventato un gioco ma anche una necessità cercare ragioni di gioia nelle tante contrarietà quotidiane che accomunano grandi e piccini.
Ma lo stupore è stato grande quando lo abbiamo sentito, qualche giorno fa, consolare il cuginetto che da poco aveva perso la mamma.
"Ringrazia Dio che hai un padre!", gli ha detto .

venerdì 23 maggio 2008

Felicità


Ho chiesto a Giovanni che cosa rende felice un bambino, dopo un pomeriggio da incubo, dedicato a scartare i regali ricevuti al suo compleanno il giorno prima. 
Quando me l'ha detto, sua madre, che gli avevano dato il permesso di scartare tutti i regali, riicevuti il giorno prima per il suo compleanno, ho tirato un sospiro di sollievo. "Oggi mi riposo!" ho pensato, ma mi sbagliavo.  

Un malumore sempre crescente si è impadronito di lui, man mano che si rendeva conto che bisognava avere pazienza per poter utilizzare ciò che gli era stato regalato. 
Ma lui la pazienza non l'aveva, ad aspettare che qualcuno gli spiegasse con calma come doveva fare. 
Mi è venuto spontaneo chiedergli alla fine della giornata, mentre se ne stava triste e muto in un cantuccio, insoddisfatto e mortificato per il macello che aveva fatto.

”Ma i giochi rendono felici i bambini?”
” No” mi ha risposto.

“E allora cosa li rende felici?"

”Un bacio e  un abbraccio...uno che gli voglia bene!”

mercoledì 7 maggio 2008

Rinascere dall'alto


”Effatà!” dice il Sacerdote, “Apriti” facendo un segno di croce sulle orecchie e sulla bocca del battezzando, che significa: ”apri le orecchie, ascolta cosa ti dice il Signore e non tacere su quanto hai udito nel profondo del cuore”. 
Ma eravamo ancora portati in braccio, quando le ha dette quelle parole, in braccio a qualcuno che doveva ascoltarle al posto nostro e ripetercele, man mano che ci facevamo grandi.
Ma non sempre succede e si finisce per dimenticarle o di non conoscerle mai, perchè sono ancora troppo pochi quelli che si pongono domande sulle parole e sui segni dei Sacramenti.
Rinascere dall'alto è vivere l'esperienza dell'amore di Dio profuso su tutti gli uomini, l'esperienza di un ritorno a casa, rientrando nell'utero del Padre-madre che ci ha generato.
A Giovanni, quando per la prima volta mi chiese chi è Dio, ho spiegato che significa questo ritorno.
“Dio è il papà di tutti i papà” gli ho detto.
“La sua casa è anche la nostra, da lì siamo venuti, lì dobbiamo tornare. E' il giardino dal quale Adamo ed Eva furono allontanati perchè volevano fare di testa loro, abolendo le regole che Dio aveva stabilito, perchè tutti potessero godere dei suoi fiori e mangiare i suoi frutti.
E' come quando al parco e devi stare attento a non danneggiare i giochi che ci hanno messo, per fare felici tutti i bambini che ci vanno.
Perciò la mamma e il papà, quando gli nasce un bambino, lo portano in chiesa per chiedere a Dio di far rientrare il proprio figlio nella sua casa, impegnandosi a farcelo rimanere per sempre, perché Lui ci ha creato e noi siamo suoi e non vuole che ci capiti nulla di male.
Ma Dio è padre prima di tutto di Gesù, il figlio primogenito, che si è guardato bene dall'allontanarsi da casa, anzi si è preso l'incarico di riportarci tutti in quel giardino dove vive Lui con la sua famiglia che vuole sia anche la nostra. 
Gesù per primo ci ha parlato del Padre, di quanto ci vuole bene, delle regole che non sono fatte per farci i dispetti, ma perché tutti siamo felici. 
Quando la nonna, la mamma ti dicono di non sporgerti dal balcone, di non avvicinarti al fuoco, di non giocare con la palla in sala, lo fanno solo perché ti vogliono evitare un dolore, una sofferenza e la vogliono evitare anche agli altri abitanti della casa, se qualcosa si rompe”.

martedì 22 aprile 2008

La torta



Giovanni il 6 aprile ha compiuto 6 anni e ci siamo mobilitati tutti per fargli una bella festa e vederlo felice. 
Non è che sia un bambino triste Giovanni, anzi; ma il suo compleanno è un' occasione unica per sentirsi protagonista della situazione. 
Gli piace che gli cantino “tanti auguri a te”e che in tanti vengano a trovarlo. 
Il suo pensiero non è tanto per i regali, quanto per l'importanza che ha, per lui, sentirsi cercato e amato.
Così al mattino dopo la messa siamo andati a trovarlo, ( la festa era il pomeriggio in campagna) e gli abbiamo portato il momopattino che tanto desiderava.
Era felice Giovanni già dal mattino, non ci aveva dormito la notte al pensiero di quella giornata. 
Ci ha accolto con gioia e ci ha ringraziati con un abbraccio.
Anche noi avevamo ricevuto un regalo il 6 aprile del 2002, gli abbiamo detto, dopo nove mesi di attesa. 
Era lui e per questo eravamo andati in chiesa a ringraziare Gesù.
Poi la mattinata si è svolta in cucina in un turbinio di cose da preparare e da portare a termine per l'ora di pranzo e per il rinfresco in campagna. 
Nonostante la torta fosse stata già ordinata in pasticceria personalizzata con il disegno dei Gormiti, non ho saputo contenere l'istinto irresistibile di utilizzare le fragole e la panna per farne un' altra, per eventuali ospiti inattesi.
Quando Giovanni, all'ora di pranzo l'ha vista, mi sono sentita in dovere di scusarmi, perchè a lui le fragole. non piacciono e a dire il vero neanche le torte.
“Ho fatto una torta per il tuo compleanno" gli ho detto."Lo so che non ti piacciono le fragole. 
Ho pensato che a qualche tuo amico potevano piacere e che avrebbero potuto mangiarla con gusto, qualora quella dei Gormiti non fosse bastata.
"Non ti preoccupare, nonna, che mi piace e che l'assaggerò".
“Non importa se tu la mangerai. Sappi però che l'ho fatta con tanto amore”.
"Ma allora tu mi hai fatto due regali!” 
Quali?" mi sono chiesta, pensando che non ci era venuto in mente altro che il monopattino.
” Uno l'amore e due il monopattino!”
L'amore, l'aveva percepito Giovanni, nelle parole con cui gli ho presentato una torta che non gli piace.

lunedì 21 aprile 2008

Perchè ci credo


Giovanni ieri mi ha chiesto se credevo nell'esistenza di Dio. “Certo gli ho risposto, e tu?”.
“Anche io; ma i miei compagni non ci credono che Dio esiste e io non so come fare per convincerli. 
 Ma tu nonna, come fai a dire che esiste, mica lo vedi! “
“Perchè tu vedi chi ha progettato e costruito questa automobile che, grazie a Dio, ci fa andare dove vogliamo, vedi chi  fa il pane o chi semina il grano, per farci la farina? Mica vediamo tutto! La maggior parte delle volte ci fidiamo: che non ci accada nulla, se prendiamo una medicina, sperando che il medico che la prescrive non sia fuori di testa, ci fidiamo di chi costruisce le case e di chi costruisce giocattoli, di chi fa le merendine e di chi ci informa di come va il mondo.Ma io dell'esistenza di Dio ho una prova lampante”.
“Quale nonna?”
“Quando il tuo papà ha deciso di sposarsi, io lo dovevo accompagnare all'altare, dove lo stava aspettando la tua mamma. Sai quante volte mi sono dovuta sedere per arrivarci?
Tre volte!... e pensavo che non ce l'avrei mai fatta.. Poi ci sono riuscita, anche se poi mi sono messa dentro la macchina, con il sedile allungato, ad aspettare che tutto finisse.
Non ho potuto fare neanche le foto per ricordare quel giorno. Il tuo papà forse si è dispiaciuto; ma sapeva che non potevo dargli di più.
Poi sei nato tu. Ti ricordi se io ti ho mai preso in braccio? “
“No nonna, non mi hai mai preso in braccio, perchè ti fa male tanto la schiena”
“Ti ricordi che ti ho dato da mangiare, ti ho cambiato il pannolino, ti ho portato al mare e al parco, ti ho cantato la ninna nanna, quando dovevi dormire e tante storie quando volevi star sveglio?
Ti ricordi della preghierina che abbiamo sempre fatto, prima di partire, per trovare un parcheggio? E quella di farci incontrare una persona adulta che ti facesse fare il bagno al mare o scavasse le buche con te?
Ti ricordi di quanti amici abbiamo trovato, che mi hanno aiutato quando io non ce la facevo a starti dietro? E il basket e la danza e la fattoria, la caserma dei vigili del fuoco, la stazione dei taxi e quella dei treni e degli autobus... Quante cose Giovanni abbiamo fatto insieme! E  pensare che nessuno avrebbe scommesso un centesimo su di me!
Ebbene Giovanni chi credi che mi abbia aiutato in questi sei anni che siamo stati così tanto insieme?”
“Dio!”
“ Ecco perchè ci credo, Giovanni.”

sabato 29 dicembre 2007

La nostra famiglia


Questa è l'immagine della Sacra Famiglia, che i miei bisnonni avevano appesa sul letto e che oggi occupa il posto d'onore nel salotto della nostra casa. 
Scampata alle bombe, ai crolli, alle rapine della guerra, ai topi, alla muffa, agli allagamenti delle cantine, ai tanti traslochi subiti dalla mia famiglia d'origine, è stata ritrovata per caso nel doppio fondo dell'armadio di nonna e consegnato a me perchè ne avessi cura. 
Così Giovanni, il mio nipotino di cinque anni, ha rappresentato la sua famiglia, quella che ha e quella che desidera.
Nella casa roulotte, affacciati alla finestra per salutare ci sono, a partire da destra: la mamma, una sorellina grande, che lui avrebbe voluto al posto di Emanuele, che è piccolo e maschio, perchè se la voleva sposare, il papà e la nonna. 
Il nonno sta al piano di sopra e Giovanni ha costruito una scala per andare a raggiungerlo e vedere cosa sta facendo. 
Il cuore rosso con i raggi, sopra la casa, significa che tutti si vogliono bene. La croce indica  che tutti vogliono bene a Gesù. 
Il trattore a destra del disegno, ha anch'esso la croce, perchè è Gesù che lo guida e traina la casa.

Nella ricorrenza della Sacra Famiglia mi è sembrato bello associare queste immagini che testimoniano come la famiglia sia un bene che non si deteriora, se a guidare le nostre scelte è il Signore. 
Auguriamoci che i bambini abbiano sempre chi consegna loro il testimone e li educa ad accettare anche i fratelli indesiderati.

mercoledì 28 novembre 2007

La luna

Quando don Remo chiese la mia collaborazione alla radio, mi propose di parlare di geografia, una materia che non ho mai amato, ma che ero stata costretta ad insegnare per tanti anni. Non volevo dirgli di no, ma ho sperato che le cose andassero in modo diverso, e così è stato.
Oggi mi chiedo se in quella richiesta non ci fosse un suggerimento da parte di Qualcuno che dirige la storia e che ci porta a fare anche ciò che non ci piace e che non sappiamo fare, per insegnarci qualcosa che non conosciamo.

Così cominciai la mia prima trasmissione di geografia.
7 febbraio 2004-  

 La luna
 


Ieri con Giovanni ho visto la luna, l’ho vista con i suoi occhi, ho sobbalzato, guardandola e stupendo per quella meraviglia che si era mostrata all’improvviso ai nostri occhi.

Era piena era tonda, era lucida e bella la luna, ieri sera, quando l’abbiamo scoperta, scostando per caso le tende dalla finestra.

Eravamo intenti a trascinare l’ultima mezz’ora di un pomeriggio, chiusi in casa, io inventando giochi e sorprese, mettendomi a terra, facendo il pagliaccio, battendo le mani, con lui, disegnando semafori e bau bau che sembravano asini e conigli che sembravano oche, facendo torte che non si mangiano, con le mani pasticciate di farina e di acqua e i fornelli accesi per fare la pappa e i pop corn che scoppiano e che fanno pan pan e il tappeto e i giochi e i cuscini e la bimba, il bambolotto, che dorme e ci vuole la coperta e bisogna cambiarla, perché ha fatto la cacca e darle da mangiare e da bere, e il pesciolino che apre e chiude la bocca, e il C.D. che continua a chiedersi: come fa il coccodrillo, buh! chi lo sa? E Giovanni che salta che balla, che piange, che vuole l’acqua e il biscotto e il ciuccio, che vuole premere tutti i bottoni e mettere in moto la lavatrice e aprire tutti i cassetti e giocare con le pignate. 
 
Poi lo sgabello…la stanchezza era tanta…lo sgabello spostato, trascinato a fatica sotto la finestra da lui…e la luna…

A pensarci che c’era la luna, e le stelle, e la notte con le luci lì in alto e quelle che venivano dai palazzi lontani del centro, e i fanali delle macchine che, rade, passavano lungo la strada…

Uno squarcio di cielo, uno squarcio di terra nel buio della sera, attraverso il varco delle tende scostate.

Il tempo mi era scappato a pensare come stupire, interessare un bambino….e gli alberi, e il vento, e le foglie…

Quante cose da vedere, da sentire, quante da raccontare, guardando dalla finestra!

Giovanni è dovuto salire su uno sgabello, per schiacciare il nasino sui vetri e lasciarci l’impronta, e io mi sono dovuta sedere, abbassare, perché fossimo pari e, stretti, facessimo festa alla luna, alle stelle, alle chiome alte degli alberi, alle luci lontane e vicine dei palazzi e delle automobili….

D’improvviso sono scomparsi dalla sua mente i giochi con cui il pomeriggio si era trastullato e le immagini del video che avevano fatto da sfondo al suo desiderio di scoprire e di saperne sempre di più.

Ci siamo abbracciati nel buio e abbiamo passato in rassegna il cielo e poi le cime degli alberi, mosse dal vento leggero, e poi le luci lontane della città, e il bagliore dei fanali che a tratti illuminavano la strada che passa vicino alla casa, e Huc, che non abbaiava, perché era incantato come noi, a guardare la luna…

Voglio ringraziare il Signore perchè, attraverso gli occhi di un bambino, ho scoperto la gioia per l'universo che mi circonda e per tutto ciò davo per scontato.
 








domenica 11 novembre 2007

Una sedia per Gesù


La preoccupazione più grande di Giovanni, il nipotino di 5 anni di cui mi prendo cura, quando mamma e papà sono a lavoro, è dove trovare Gesù, perché non lo vede e lo vuole abbracciare.
Ogni giorno la stessa domanda, che è diventato un assillo.
Le storie di Gesù lo affascinano sempre di più, rispetto a quelle inventate e scritte sui libri di favole, perché sono vere, verissime, grazie a Dio, vedendo ogni giorno i miracoli che fa e che insieme abbiamo imparato a scoprire.
Ho cercato affannosamente una risposta convincente alle sue pressanti domande, ma non sono riuscita ad andare oltre il fatto che, se ci siamo, se c'è il sole, la luna, le stelle e tutto il creato, (e lui aggiunge:” gli alberi, i fiori, l'arcobaleno”), c'è qualcuno che ce li ha messi.
Ma evidentemente non ne esce convinto, perché ogni giorno mi rifà la domanda su dove e come trovare Gesù.
Poi l'intuizione, la sua, non la mia, l'altro ieri, mentre cercavo di trovare le parole per spiegargli chi era lo Spirito Santo, l'altro Consolatore che Gesù ci aveva lasciato, quando era salito in cielo.
L'idea del consolatore gli era piaciuta parecchio, quando gliel'avevo detto la prima volta.
Ma l'impresa di descriverglielo non era facile,  anche se a chiedermelo  fosse stato uno  più grande di lui.
Giovanni è diventato molto esigente e, dall'ultima volta che ne abbiamo parlato, è cresciuto non solo in altezza.
Ma poi, dopo aver chiesto perdono a Dio per l'eventuale eresia, mi è venuto di dire: “ Lo Spirito Santo è una persona che abita con Gesù, uno della sua famiglia, un suo amico carissimo, che vive con lui e con suo Padre, di cui si fida ciecamente e che ci ha lasciato, per rivolgergli le nostre preghiere e per chiedergli aiuto nei momenti di difficoltà”.
Il problema della visibilità però rimaneva.
”Perché, quando mangiamo, non mettiamo una sedia vuota, così Gesù ci si può sedere e noi lo vediamo?”, ha esclamato con un fremito improvviso negli occhi.
”Chi te l'ha detto, Giovanni della sedia? Qualcuno te ne ha parlato!”, lo incalzo, sicura che all'asilo la suora gli ha raccontato una storia di questo genere.
“ No nonna, ci ho pensato da solo”, mi ha risposto con calma e determinazione. Poi, preso da un crescente entusiasmo, ha aggiunto:”Così ce lo possiamo portare anche in camera la sera, quando andiamo a dormire, e in viaggio, anche se stiamo un po' stretti ed Emanuele lo vede da dietro!”.
Emanuele è il fratellino di 15 mesi che, insieme alla mamma, occupa il sedile posteriore della macchina, quando la famiglia si sposta.
Ci siamo abbracciati per la contentezza,  mentre gli dicevo che quella cosa bellissima che gli era venuta in mente, gliel'aveva suggerita lo Spirito Santo e che, che attraverso lo Spirito, era Gesù che gli parlava.
Gli si sono illuminati gli occhi e anche a lui sono spuntate le lacrime, mentre ci rotolavamo felici sul grande lettone, dove viene a rifugiarsi, quando torna da scuola.
Mi sono chiesta il giorno dopo che fine avesse fatto quella sedia, se aveva continuato a pensarci.
Così, mentre lo accompagnavo all'asilo, gli ho chiesto come aveva risolto il problema della sedia, la sera, nella cameretta dove dorme con il fratellino e dove non c'è posto neanche per passare, per via dei giocattoli che la riempiono.
“Non c'è problema nonna”, mi sono sentita rispondere, “ Gesù non ne ha avuto bisogno, perchè gli ho fatto spazio nel letto e me lo sono abbracciato”.

domenica 30 settembre 2007

La nostra famiglia



Questa è l'immagine della Sacra Famiglia, che i miei bisnonni avevano appesa sul letto e che oggi occupa il posto d'onore nel salotto della nostra casa. Scampata alle bombe, ai crolli, alle rapine della guerra, ai topi, alla muffa, agli allagamenti delle cantine, ai tanti traslochi subiti dalla mia famiglia d'origine, è stata ritrovata per caso nel doppio fondo dell'armadio di nonna e consegnato a me perchè ne avessi cura.



Così Giovanni, il mio nipotino di cinque anni, ha rappresentato la sua famiglia, quella che ha e quella che desidera. Nella casa roulotte, affacciati alla finestra per salutare ci sono, a partire da destra: la mamma, una sorellina grande, che lui avrebbe voluto al posto di Emanuele, che è piccolo e maschio, perchè se la voleva sposare, il papà e la nonna. Il nonno sta al piano di sopra e Giovanni ha costruito una scala per andare a raggiungerlo e vedere cosa sta facendo. Il cuore rosso con i raggi, sopra la casa, significa che tutti si vogliono bene. La croce indica  che tutti vogliono bene a Gesù. Il trattore a destra del disegno, ha anch'esso la croce, perchè è Gesù che lo guida e traina la casa.

Nella ricorrenza della Sacra Famiglia mi è sembrato bello associare queste immagini che testimoniano come la famiglia sia un bene che non si deteriora, se a guidare le nostre scelte è il Signore. Auguriamoci che i bambini abbiano sempre chi consegna loro il testimone e li educa ad accettare anche i fratelli indesiderati.

sabato 17 marzo 2007

Gli scintillanti



C'è il mio nipotino che, d'estate, quando vede il sole al mattino  rifrangersi sulla superficie increspata del mare, chiama " gli scintillanti" le  gocce d'acqua che accolgono e immillano la sua luce.

La settimana scorsa, quando sono entrata in ospedale, ho deciso di non occuparmi di me, perchè c'era già chi lo avrebbe fatto, ma di cercare "gli scintillanti" in quel mare di sofferenza, di solitudine, di non senso  in cui la malattia spesso fa piombare.

Così ho riempito il mio scrigno con le storie delle persone incontrate, con le loro paure e i loro sorrisi, i ricordi di quelli che avevano lasciato a casa, le foto dei figli, l' affetto dei nipoti, la paura e l'incoscienza dei giovani, la tenerezza di mani intrecciate nella gioia e nel dolore, la tristezza degli abbandoni, la consolazione della fede, le pecore , l'urlo o il rosario a contare le ore della notte, la speranza di chi non ha smesso di credere che dopo la Quaresima c'è la Pasqua del Signore.

Ora che sono tornata a casa, voglio riaprire lo scrigno e immergermi nella contemplazione del mare increspato del mattino, quando i raggi del sole lo impreziosiscono con gli "scintillanti".

17 marzo 2007

domenica 27 agosto 2006



Emanuele,

cosa possiamo offrirti, nel giorno del tuo Battesimo, che Dio non abbia già provveduto a darti senza misura?Cosa possiamo prometterti che non sia già stato preparato per te da Lui, prima che tu nascessi, prima ancora che i tuoi genitori pensassero a te?

Avremmo almeno voluto trovare belle parole per esprimere i sentimenti che in questo momento ci riempiono il cuore: di gratitudine verso Dio, che continua a fidarsi di noi, perché continua ad affidarci i Suoi figli, i fiori più belli del suo giardino; di stupore e di meraviglia per il miracolo della vita che ogni giorno mostra i suoi tesori, belli e nascosti; di inadeguatezza di fronte al compito che sentiamo troppo alto per noi; ma anche di grande consolazione, perché tu ti chiami Emanuele "Dio con noi", e ogni giorno ci ricordi che non dobbiamo aver paura, perché mai saremo lasciati soli.

Le parole le abbiamo trovate già scritte; sono quelle del Salmo 90.Con queste ti vogliamo cullare.


Tu che abiti al riparo dell'Altissimo

e dimori all'ombra dell'Onnipotente,

di' al Signore:"Mio rifugio e mia fortezza,

mio Dio in cui confido.

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore;

ti coprirà con le sue penne

sotto le sue ali troverai rifugio.

la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;

non temerai i terrori della notte

nè la freccia che vola di giorno.

Poichè tuo rifugio è il Signore

e hai fatto dell'Altissimo la sua dimora,

non ti potrà colpire la sventura,

nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

Egli darà ordine ai suoi angeli

di custodirti in tutti i tuoi passi.

Sulle loro mani ti porteranno

perchè non inciampi nella pietra il tuo piede.

Nonno Gianni e nonna Antonietta

27 agosto 2006

lunedì 22 novembre 2004

Bisogna rinascere dall'alto

Bisogna veramente rinascere dall’alto, per ricominciare tutto da capo e ogni giorno riscrivere la nostra storia alla luce di Cristo..


Attraverso Giovanni, Gianni e io abbiamo imparato a guardare le nostre debolezze e le nostre difficoltà con gli occhi di Dio.


E’ lui il piccolo grande maestro di cui si serve per insegnarci come si fa.


Da quando è nato, ci perdiamo ad osservare le sue manine tese verso di noi per buttarsi nelle nostre braccia.


Ringraziamo Dio perché non ha paura, visto come sono messa con la schiena, io, che me ne devo occupare la maggior parte del tempo.


Quante volte il suo pianto lo abbiamo prevenuto, vigilando che non gli mancasse nulla, quante non abbiamo potuto fare a meno di farlo soffrire per una medicina un po’ amara che lui non voleva saperne di prendere!


E che dire di quando tenta di alzarsi e di mettersi in piedi e non ci riesce e cade, suscitando in noi ilarità a tenerezza ad un tempo?


E i balbettii incomprensibili, le parole storpiate, il suo pianto, il suo riso, il suo essere bisognoso di tutto che ce lo fanno amare di più, se fosse possibile!


Perciò vogliamo stamparcele in mente e nel cuore le immagini di questo tempo di grazia che Dio ci concede, perché non vogliamo dimenticare ciò che attraverso Giovanni ci vuole dire.


Man mano la sua mano tesa diventa la nostra, nostre le sue piccole e deboli braccia e insieme ci ritroviamo a ringraziare il Signore per questo dono stupendo che ogni giorno di più mostra le sue meraviglie.


Tornare bambini è fidarsi di chi ci vuole bene, è non preoccuparci di cosa mangeremo e di che ci vestiremo, tornare bambini è non proferire parola, perché l’amore non ne ha bisogno.


Gesù, LA PAROLA; IL VERBO DI DIO, non è forse venuto per offuscare e rendere vane tutte le altre?




Da "Famiglia oggi:riflessioni di coppia" ((Rubrica radiofonica a cura di Gianni e Antonietta)


22 novembre 2004

martedì 21 gennaio 2003

A Giovanni che gioca sul tappeto

Giovanni stai battendo le mani, seduto sul tappeto tra i tuoi giocattoli.

Gli occhi ti ridono, il piccolo corpo è percorso da un fremito di gioia, guardando le immagini che appaiono sullo schermo della televisione.Non capisci, Giovanni,come sono belli questi momenti, come irripetibili quelli in cui non ti preoccupi e non pensi a ciò che accadrà nel futuro.

Non hai problemi, Giovanni, tranne quello di tirarti su il naso che cola, riuscire a prendere il giocattolo che in questo momento attrae la tua attenzione.Ti guardo, Giovanni, sei affidato a me, questo pomeriggio.

Le ossa mi scricchiolano, i nervi, i muscoli del collo sono tesi come corde di uno strumento, mi fanno male, tanto male da chiedermi come io possa badare a te, mentre sto così male.

Il sudore esce dalle mie mani, dagli occhi, da tutta la pelle cui sono sottese le corde dei tendini impazziti.

Mi chiedo come sia possibile che io sia qui con te, piegata perché tu non ti faccia male, impegnata a distrarti e a farti sorridere, ad insegnarti qualcosa di più di quanto finora abbia appreso.

Tu tendi a me le manine, mi sorridi e mi accarezzi, affondando le dita nelle mie guance, aggrappandoti ai capelli fino a farmi male.

Io rido, Giovanni, e godo di te, del tuo essere così maldestro, incapace, indifeso, piccolo, godo della tua pelle morbida e vellutata, godo delle fossette che interrompono la carne tenera delle tue mani, godo dei tuoi piedini costretti in due paia di calzini, perché fa freddo, dei tuoi pochi capelli distribuiti in modo difforme sulla testa tornita da un artefice sommo, godo della tua bocca disegnata da un maestro mirabile, godo delle tue orecchie, del suono della tua voce balbettante sillabe che solo l’amore capisce.

Giovanni sei piccolo, ancora tanto piccolo da poterti tenere stretto e coprirti con le mie braccia.

Sei tanto indifeso che io, la nonna malata ti può difendere.

Ora Giovanni ti basta il mio occhio vigile, la mia mano dolente ma ferma, le mie braccia stracciate nelle più intime fibre per darti sicurezza e conforto.

Ti basta la mia voce che ancora persuade e comunica amore e tenerezza..

Fino a quando?

Giovanni oggi voglio godermi questo momento e ne ringrazio il Signore.

Quando sarai grande, ricorda di osservare i bambini.Sono la più grande ed efficace scuola d’amore.

 21 gennaio 2003 ore 19