martedì 27 dicembre 2011

Raccolta di stelle


In questo Natale ho fatto la cercatrice di stelle, la pescatrice di “ scintillanti”
E' quando non hai niente che ti si apre il cuore, il terzo occhio, come lo ha chiamato Giovanni, il mio nipotino, ieri sera, mentre cercavo di spiegargli la differenza tra felici e infelici, contenti e scontenti.
Il terzo occhio l'ho aperto eccome all'incursione dello Spirito, che non si fa attendere, quando ti lasci portare da Lui, lì dove non vorresti, lì dove non ti sei mai avventurato di entrare.
Ques'anno non ho apparecchiato io la tavola, non ho preparato succulente pietanze per i pochi rimasti all'appello, perchè mi sono ammalata, di più, come se non bastasse.
E' dura consegnare lo scettro, accettare che altri facciano quello che per tutta la vita hai fatto tu in modo, a parer tuo, magistrale.
"In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi (Giov 21,18)".
Così sono andata, siamo andati, in verità, io e mio marito a casa di nostro figlio, che ci abita di fronte, ad aspettare il Natale.
Era la prima volta che succedeva, da quando si è sposato.
Abbiamo così potuto vedere ciò che non avevamo mai visto.
Per me che non amo gli addobbi eccessivi, che passo la vita a spegnere le luci, perchè mi sembra uno spreco, che cerco in tutte le cose la misura, l'ordine, l'armonia, è stata una valanga, un vento impetuoso che mi ha rapito, quando abbiamo bussato al campanello della porta accanto.
Giovanni ed Emanuele ci hanno accolto con i cappellini a luci intermittenti, Monia, la mamma, la padrona di casa, con il frontino su cui erano montate le corna rosse di una renna.
E poi il presepe...piccolo, in un angolo riparato, tra le poltrone, faceva da sfondo ad uno schermo digitale su cui comparivano immagini della natività e foto di tutti i Natali vissuti in quella famiglia, da quando sono nati i bambini.
E le calze appese, gli angioletti con i campanelli e i babbi natale che cercano di scalare le porte e il balcone e tanto altro ancora.
L'albero l'ho notato per ultimo, fatto con i pon pon che con pazienza i bimbi insieme alla mamma avevano confezionato nel tempo dell'Avvento, a cui i disegni e le letterine attaccati con le mollette aumentavano la sensazione di un caldo e piacevole tepore.
Tutto usciva dai miei schemi, tutto era nuovo per me.
Ma lo “scintillante” è stata la Bibbia, poggiata sul baule, aperta sul passo del vangelo di Luca (Lc 2,10-11), quello che si legge nella messa della notte di Natale, quando è nato Gesù.
E'lì che ho trovato la grotta e adorato il Bambinello.
Ho ripensato ai natali della mia vita, a quelli che fino al giorno prima avevo rimpianto e ho ringraziato il Signore che non smette di farmi regali.

martedì 13 dicembre 2011

Presepe


Quest'anno alle statuine ci hanno pensato i bambini.
La strada, quella di tutti i giorni, dove siamo soliti poggiare le cose.
Così mi si è presentata al risveglio la stanza dello studio, dei giochi e del lavoro.

















domenica 11 dicembre 2011

Diventare grandi





Emanuele è diventato grande.
Finalmente anche a lui cadono i denti come a quelli della scuola primaria.
La scuola materna gli si sta facendo un po' stretta, poichè cresce a vista d'occhio e sembra voglia superare i duemetri del padre.
Ricordo
quello che scrissi quando cominciò ad andare solo.
Quanti passaggi, quante speranze, quante delusioni.

Questa mattina sono andata dal dentista per salvare gli ultimi denti rimasti, ben pochi in verità, e mi sto sforzando di ricordare cosa provai quando mi cadde il primo dentino.

sabato 10 dicembre 2011

Ti guido per la strada su cui devi andare




Quest'anno, oltre alle strade, ho perso anche le statuine.
Ho ritrovato solo Gesù Bambino a cui ho pensato di dare una bella e degna collocazione.
Ma purtroppo mi è scivolato dalle mani e si è rotto.

 Emanuele, che ha assistito al disasatro, ha detto:"E'morto!"aggiungendo poi speranzoso:" Si può aggiustare, vero?".


Pensavo fosse possibile.

Ma il risultato è stato piuttosto deludente

 Quest'anno non cambierò per Natale i connotati alla mia casa.
 Spiegherò a chi viene il perchè di questo presepe.

venerdì 9 dicembre 2011

Presepe

Giovanni, che è specializzato, come la nonna, nel cercare soluzioni, apporterebbe molte modifiche al presepe.
Per questo ieri alle domande:
1) quali statuine sei solito mettere nel tuo presepe?
2)quali aggiungeresti?
ha risposto così
1)Uso in particolare pastori, fornaie che tornano alla bottega, dopo aver comprato la farina, contadini, pecore e capre al pascolo,Giuseppe, Maria, Gesù, i Magi sui cammelli...
2)Mi piacerebbe aggiungere giocattolai, così portano giochi a Gesù, giornalisti, così possono intervistare Maria e Giuseppe, pagliacci, così possono far ridere Gesù, pittori, così possono dipingere da vicino la famigliola "Salvatrice" e lasciare quindi una testimonianza che Gesù è vissuto veramente.

La strada

I calendari liturgici, con cui lo scorso anno ho costruito la strada che porta alla grotta, non sono arrivati.

Su di essi avevo poggiato, lo scorso anno, le statuine del presepe, perchè finalmente avevo capito che per incontrare il Signore, bisogna ascoltare quello che giorno per giorno ci dice.






In attesa che mi venga un'idea, ripenso alla strada che disegnò Giovanni, dopo una settimana a cercare di fare un presepe plausibile, con la grotta sotto Betlemme, le strade per raggiungerla, le statuine e le case al posto giusto e,  cosa fondamentale, il palazzo di Erode, in alto, a dominare come uno sparviero.
Il fatto è che, per il dislivello, non riuscivamo a creare una strada che non franasse, per i re Magi che da quel castello dovevano scendere.

Mi spiegò che dal castello di Erode era partito un servo, un uomo bionico, che sparava fiori sulla strada deserta, per far felice la gente.
Erode, uscito in carrozza a vedere quello che succedeva, era diventato buono.

Giovanni risolve le cose  con l'uomo bionico, ma io, questo Natale, quale strada posso preparare al Signore?

martedì 6 dicembre 2011

Natale

Questo è l'albero di Natale che ci siamo inventati, io ed Emanuele, approfittando del fatto che è stato a casa con me per molti giorni malato di  varicella.
Poichè c'è la crisi, anche Babbo Natale ha risparmiato sugli incarti.







Ho chiesto ad Emanuele cosa doveva portare Gesù, perchè si sa che è Lui a fare i regali.
Così, al posto dei doni dello Spirito Santo e di tante parole per lui incomprensibili, mi ha suggerito: l'arcobaleno, il cielo, il sole, il cuore,gli abbracci, ti voglio bene, l'amore, le coccole, la gioia, gli amici ecc...ecc...
Gli ho fatto le foto mentre guarda il suo capolavoro
La nonna, si sa , ne è orgogliosa, perchè Emanuele  sa fare anche le foto, molto meglio di lei.

giovedì 1 dicembre 2011

La fiaba sonora


"Dalla sua bocca esce solo rumore!", mi disse la logopedista, dopo un'accurato esame della voce, osservando la linea spessa, grigia e sfrangiata che compariva  sul monitor della macchina, mentre emetteva paurose scariche ogni volta che pronunciavo una parola.

A quei tempi facevo l'insegnante  e la voce era strumento indispensabile per svolgere il mio lavoro. 
Da qualche tempo, però, aveva cominciato a fare brutti scherzi, tanto da impensierirmi non poco.
Quando andai in pensione smisi di pensare che fosse importante, e senza ansia mi curai.

Sono passati diversi anni da allora. Tanta acqua è passata sotto i ponti; ma la vita non finisce mai di sorprendermi.

"Sei una fiaba sonora!", mi ha detto Giovanni, di ritorno dalle vacanze, quando siamo rimasti soli.
" Dai nonna raccontiamoci una storia, una tu e una io, vere però, come quelle di Gesù  risorto, che mi piacciono tanto".

martedì 22 novembre 2011

Il lepronte



Sapete cos'è un lepronte? Io non lo sapevo fino a quando Giovanni, il mio nipotino di 7 anni, non me lo ha detto, paragonandomi a questo animale di fantasia.
Avevamo passato il pomeriggio a riannodare i fili spezzati da un estate che ci aveva portati a percorrere strade lontane, diverse, di gioia e di dolore non condivisi.
Non ci siamo frequentati per quasi due mesi, nonostante abitiamo di fronte, per via dei problemi di salute che non mi hanno permesso di occuparmi di lui.
Ci raccontiamo le storie? Così è cominciato il riallaccio della corrente.
Le sue e le mie del tempo che ci siamo persi di vista.
E vieni a scoprire che il lepronte è un animale buono, che salta, perchè è felice.
Ad un amico, preoccupato del mio prolungato silenzio, che mi chiedeva notizie, ai primi di settembre, rispondevo così.


"Ho attraversato guadi di morte, affrontato prove estreme in questi ultimi mesi, ma sono viva grazie a Dio, rafforzata nella fede, grata al Signore che non mi ha mai abbandonato.
Maria continua ad essere la mia compagna di viaggio, quella che mi assiste e mi guida quando il cielo sembra irrimediabilmente chiuso.
Ora che l'estate è finita e sono finite anche le ferie dei medici, ho cominciato a percorrere strade di speranza anche se dolorose. (Un virus, pare, mi ha attaccato le gambe sì da costringermi su una sedia a rotelle. L'immobilità mi ha provocato una trombosi all'occhio.)
Sto seguendo strade tracciate non da uomini, cercando nella preghera quelle su cui Dio lascia un segno.
Ho ricominciato a fare qualche passo.
Prossimamente farò il secondo intervento all'occhio. "

 
La felicità , Giovanni, forse l'ha vista nel constatare che in ogni storia c'è un angelo mandato da Dio ad accompagnarti, consolarti, salvarti.
Un animale che ti aiuta a danzare, a gioire a farti accettare anche di perdere ciò che hai di più caro.
A questo ha pensato Giovanni , quando mi ha detto che sono un lepronte.
La cosa non può non aprirti il cuore e farti riconciliare con i tanto temuti cartoni animati.

La storia l'ho trovata su Wikipedia

venerdì 11 novembre 2011

Diventare grandi


Emanuele è diventato grande.
Finalmente anche a lui cadono i denti come a quelli della scuola primaria.
La scuola materna gli si sta facendo un po' stretta, poichè cresce a vista d'occhio e sembra voglia superare i duemetri del padre.
Ricordo
quello che scrissi quando cominciò ad andare solo.
Quanti passaggi, quante speranze, quante delusioni.

Questa mattina sono andata dal dentista per salvare gli ultimi denti rimasti, ben pochi in verità, e mi sto sforzando di ricordare cosa provai quando mi cadde il primo dentino.

sabato 3 settembre 2011

Appunti

Dicevo nel post precedente che mi sono mancati, Giovanni ed Emanuele, e che una settimana è lunga da passare senza libri da leggere.
 Per fortuna ho l'abitudine di prendere appunti.
Mi sono stati preziosi giovedì, quando mi è stato comunicato con pochissimo anticipo che mi dovevo trovare in un luogo distante da casa mia molti Km per un appuntamento importante a cui tenevo molto.
Gli accompagnatori abituali erano via o impegnati e dovevo sbrigarmela da sola o rinunciare.
Da tempo con la macchina mi limito al tragitto che mi separa dalla Chiesa o dal panificio.
Raramente esco fuori dal mio quartiere.
Senza accompagnatori, che fare?
Ho aperto la mia valigia, piena di scintillanti
e vi ho trovato  questa perla
.
Così dopo aver fatto salire Gesù sulla mia macchina, e avergli affidato il volante, sono arrivata puntuale all'appuntamento, quieta e serena come se qualcuno mi avesse portato in braccio.
Salmo 131

Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.

Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l'anima mia.

martedì 30 agosto 2011

Nostalgia




























In questo torrido pomeriggio di fine agosto, nella casa immersa nel silenzio, il mio pensiero non può non andare a quando, più o meno a quest'ora , Giovanni o Emanuele si affacciavano alla porta della mia camera e furtivi s'infilavano nel letto.
Emanuele per dormire, Giovanni per ascoltare o raccontare una storia.
Chissà cosa stanno facendo in questo momento a tanti chilometri da qui!
A Giovanni ho chiesto se era contento di andare in vacanza .
Mi ha risposto che i più contenti erano papà e mamma perchè sarebbero stati per qualche ora senza di loro.
La bellezza dei villaggi è che c'è il baby club per far riposare i genitori.
Ne hanno bisogno per ritrovarsi dopo un anno di incontri sull'ascensore degli impegni quotidiani, del lavoro protratto fino alle ore piccole, di servizio alla famiglia senza incrociare lo sguardo.
Giovanni non era altrettanto contento, quando me l'ha detto.
Ha bisogno di comunicare e per questo ha cominciato a parlare con la montagna, con il mare e con il vento.
“Vuoi che ti dia un po' di energia?” mi dice dopo essersi riempito i polmoni di suoni, di colori, di aria e di vita.
Emanuele continua a portarmi piccoli fiori strappati dal prato, fili d'erba e il suo sorriso contagioso.
Una settimana è lunga da passare, quando ti mancano libri da leggere.

martedì 28 giugno 2011

Questo è amore




Ieri pomeriggio mi sono vista arrivare Emanuele, profumato come un bocciolo, con il vestito della festa, mentre ero a letto a riposare.
La sua fidanzatina, Elèna, lo aveva invitato a casa sua e a farci anche la cena.
Di lì a poco sarebbero venuti a prenderlo.
Emanuele ci tiene a fare bella figura specie se l'occasione è speciale.
“La mamma mi ha messo lo spray sotto le ascelle e il borotalco”, mi ha detto, saltando sul letto dove stavo facendo la siesta.
“Quando sto con Eléna, i ruttini li faccio piano” ha aggiunto.


lunedì 20 giugno 2011

Una mattina con Giò


 
Questa mattina è venuto Giovanni a farci compagnia, mi viene da dire adesso, ma solo qualche ora fa avrei detto che non bastava prendermi cura di Gianni, c'era anche lui che sarebbe arrivato puntuale alle 8.
Avevo fatto appena in tempo a rubarmi una Messa alla Cappellina dell'Ospedale, che non è cosa da poco, specie in certi frangenti.
La scuola è chiusa e alle 10 deve essere portato dalla pediatra per il certificato di buona e sana costituzione fisica, visto che a giorni partirà per la sua prima vacanza di branco.

Dicevo che la giornata si presentava difficile, dopo una notte di insana follia per via dei dolori che mi si sono attaccati anche al cervello.
Non sapevo come occuparlo e d'altra parte avevo bisogno estremo di aiuto.
Gli ho messo in mano il piumino della polvere e l'ho pregato di aiutarmi, perchè il nonno, con la gamba ingessata non può farlo per un po'.
Ha preso l'incarico come un mandato e senza battere ciglio si è fatto tutte le camere non senza sacrificio e fatica, visto che non è abituato.
Mentre lo vedevo portare a termine il servizio con tanta accuratezza mi è balenata l'idea di ricompensarlo in qualche modo, ma subito ho scacciato dalla mente la tentazione.
Avevo letto che i bambini non vanno pagati se danno una mano in casa.
Giovanni mi ha letto nel pensiero e mi ha detto, spiazzandomi:” nonna non voglio essere ricompensato per quello che sto facendo, perchè è “un amore”, vale a dire “un onore”.
“Qualcuno me l'ha suggerito”, ha aggiunto, quando ha visto nei miei occhi brillare una lacrima di commozione.


«Perfino i capelli del vostro capo sono contati;non abbiate timore:voi valete di più di molti passeri!»(Mt 10,30-31), era l'antifona alla Comunione.














sabato 28 maggio 2011

Spirito santo


Ieri Giovanni mi ha chiesto se ero felice.
Non nego che mi ha spiazzata, visto che in quel momento ero in preda a forti dolori.
Poi mi sono ricordata di quello che lui qualche anno fa mi aveva risposto dopo una giornata da incubo a scartare i regali ricevuti al compleanno.
" I giochi non rendono felici", mi disse, perchè quando non hai nessuno che ti insegni come usarli è come farti un dispetto.
Ne aveva ricevuti in abbondanza di tutti i tipi, dimensioni ecc ecc...
C'era quello che si doveva montare... quello a cui si dovevano comprare le pile... quello che prevedeva più giocatori... quello che si poteva usare solo all'aria aperta, quello che ...
Insomma un bel rebus per chi li ha ricevuti e per chi deve farsi carico di aiutarlo a farli funzionare sì che si diverta.
Perciò aggiunse che non i giochi ma uno che ti aiuta, ti consola e ti vuole bene, rende felice un bambino.
Noi grandi, di persone che abbiano questi requisiti, ne troviamo sempre meno sulla nostra strada, da quando siamo diventati genitori o nonni e siamo chiamati a dare non a ricevere.
Così, ripensando a tutto questo, gli ho detto che ero felice perchè avevo trovato Chi mi aiuta, mi consola e soprattutto mi vuole bene.
Lui sa di Chi stavo parlando, tanto che mi ha rivolto un'altra domanda
" Ma tu vuoi bene solo a Dio?"
Gli ho risposto senza tentennamenti che dentro al cuore di Dio ci sono tutti, lui, il fratellino, la mamma, il papà, il nonno, i miei amici e anche i suoi.
"Allora tu vuoi bene a tutto il mondo!" ha concluso.

Mancano due settimane alla Pentecoste.
Se sapremo approfittare di questo tempo di attesa e di grazia per parlargli dell'Amore di Dio effuso attraverso lo Spirito Santo e testimoniarglielo con la nostra vita, cercherà e troverà risposta ai suoi più segreti bisogni.


VENI SANCTE SPIRITUS

VENI PER MARIAM

domenica 17 aprile 2011

Il regalo







BUONA DOMENICA DELLE PALME





 




Questo è un regalo dei miei nipotini,
Il primo di questo tipo.
Perciò oggi è un giorno molto, molto speciale.

martedì 5 aprile 2011

La cuccia


A giorni alterni Emanuele viene a casa mia.
Emanuele parla poco a differenza di Giovanni; ma ieri ha fatto un'eccezione.
"Nonna ma tu sei la mamma di papà?" "Sì Emanuele sono la mamma del tuo papà"
"E il mio papà è tuo figlio?" "Sì Emanuele il tuo papà è mio figlio"
“Nonno Gianni è il papà del mio papà?" "Sì Emanuele il tuo papà è il papà del tuo papà"
"Ma il mio papà è il figlio di nonno Gianni?" "Sì Emanuele il tuo papà e il figlio di nonno Gianni"

Mentre parla ripenso a quando Giovanni rivolse per due settimane consecutive a tutti queste identiche domande, un tormentone che ci allarmò non poco, salvo poi farci stupire con la conclusione
"Se questi sono i tuoi genitori perché non li abbracci?".

Emanuele, mi sono detta, sta facendo lo stesso percorso di Giovanni e sicuramente queste domande si concluderanno con un abbraccio.

Mi svegliano, facendomi cadere dal letto dove stavo sognando, le sue parole.
"Perché, allora nonna abitate così vicini a noi? Perché non vi cercate un'altra casa lontana, così che noi possiamo venire in questa tua grande e giocarci a pallone?"

Mentre mi rialzo leccando le ferite, cerco affannosamente una risposta per lui comprensibile.
"La nonna Rita ha una casa a Cappelle molto grande, perché non andate abitare lì, invece di farci andare noi via da questa casa?"
"Ma il mio papà conosce la strada di Cappelle e noi vi veniamo a trovare".

Con affanno crescente cerco una risposta che gli tappi la bocca.
“Quando nonno Gianni e nonna Etta moriranno e andranno in cielo verrete in questa casa.
Sicuramente vi cercherete una fidanzata"
"Io però la fidanzata me la cerco viva"
"Va bene te la cerchi viva, ma nel momento in cui poi te la vuoi sposare, te la senti di andare dalla tua mamma e dal tuo papà a dirgli di andarsene perchè ci vuoi abitare tu con la tua sposa?"
"Poveretti! Come ti viene mente?"

"Va bene Emanuele, vorrà dire che io e il nonno andremo nel giardino a vivere sull'erba. Ci porteremo una coperta, un cuscino e qualche altra cosa necessaria. "
"Ma no nonna c'è la cuccia di Huc che è  grande. Vedrete che ci starete bene. Tanto lui è morto.".

giovedì 31 marzo 2011

Lo sguardo



Giovanni oggi mi ha raccontato il sogno che ha fatto stanotte, non senza una certa titubanza, visto che il protagonista, Dio, non ci faceva una gran bella figura.
L'ho rassicurato dicendogli che non siamo colpevoli dei sogni che facciamo e che dai sogni c'è sempre qualcosa da imparare.
Così si è fatto coraggio e mi ha mostrato i segreti del suo cuore.


In principio Dio se ne infischiava degli uomini che vivevano sulla terra,
Se dicevano una bestemmia nei suoi confronti a lui non interessava niente, se due litigavano si girava dall'altra parte perché era tutto occupato a fare quello che gli piaceva e neanche si spostava se uno picchiava un'altra persona,
Insomma, sulla terra c'era un grande putiferio.
Un giorno un angelo andò da lui e gli disse: “Ma che stai facendo? Non ti importa di tutte le cose brutte che accadono sulla terra? Che gli uomini si uccidano e muoiano? Non ti importa che ti offendano continuamente?”
Dio rispose: “Non devi occupartene, perché gli uomini sono un branco di scemi!”
L'angelo se ne andò mortificato, però poi pensò come fare per poter far cambiare idea a Dio.
Pensò che se avesse attaccato dei fili ad ogni uomo e li avesse collegati a Lui, forse sarebbe cambiato qualcosa.
E così fece.

Ogni volta che uno bestemmiava, litigava, picchiava, uccideva qualcun altro, a Dio arrivava una grossa scossa elettrica.
Da quel giorno Dio non ebbe più pace.
Non poteva più disinteressarsi del mondo, non poteva più fare il comodo suo, ma non sapeva come fare perché i fili erano invisibili e lui non conosceva il motivo per cui ogni volta che accadevano cose brutte sulla terra, gli veniva una scossa.

Un giorno un bambino si ammalò gravemente e poi morì,
Salì in cielo e arrivò dritto in paradiso.
Il piccolo vedendo Dio triste gli chiese il motivo.
Dio gli raccontò quello che stava succedendo e gli disse che non sapeva come porre rimedio a quella situazione.
Il bambino, che era di animo semplice, buono e gentile, ma soprattutto era saggio,  vide quello che non si vedeva: i fili invisibili che univano gli uomini a Dio.
Andò a prendere un paio di forbici e di notte, senza farsene accorgere, li tagliò.
Al mattino Dio era bello e riposato ed era anche felice perché era la prima notte che dormiva.
Il bambino gli si presentò davanti al letto e gli disse : “ Vedi come stai bene adesso? Io ho tagliato i fili che ti collegavano con gli uomini.
Però non puoi più continuare a fare la vita di prima.
Ti consiglio adesso di scendere nella nuvola più bassa del paradiso e di guardare con i tuoi occhi di falco il mondo e di vigilare su di esso.
Ti basterà fare questo perché gli uomini smettano di essere cattivi e, rassicurati dal tuo sguardo, imparino a fare i buoni".


Tutte le ricerche psicologiche dicono che i bambini si fanno l'immagine di Dio sul modello del loro papà.
Bisogna che questa sera faccia leggere il racconto a mio figlio.

martedì 22 marzo 2011

Via Londra


 
Ieri, mentre accompagnavo Giovanni dal dentista, lui, come al solito accende il navigatore e cerca di digitare l'indirizzo del luogo dove siamo diretti.
Ma il mio navigatore è un po' birichino, perchè, se è molto chiaro ed esplicito a mostrarti quale via stai percorrendo non lo è altrettanto, anzi sui inceppa, si chiude, se gli vuoi dare la destinazione.
Dopo vari e inutili tentativi di Giovanni per scrivere “ via Londra”( è lì che dovevamo andare ) lo fermo e gli dico:
“ E' inutile che ti affanni, tanto sono io che guido e la strada la conosco. Tu fidati, anche perchè ciò di cui abbiamo bisogno non è tanto sapere dove dobbiamo andare, quanto dove ci troviamo. Proviamo a vedere quante cose impariamo durante il viaggio.”
Alla fine Giovanni aveva imparato i nomi di tutte le strade che abbiamo percorso per arrivare in quella via che era fuori dal nostro comune di residenza.
Perciò il navigatore non funzionava.
Ieri pomeriggio attraverso un bambino, il Signore mi ha insegnato qualcosa di più sulla funzione degli strumenti che ci mette a disposizione per arrivare alla meta.


lunedì 21 marzo 2011

Restauri


Emanuele questa mattina non è andato a scuola perchè influenzato.
I muratori, che stanno ristrutturando la facciata esterna della casa, hanno attirato la sua attenzione.
Li avevamo si può dire in casa, visto che i balconi circondano l'appartamento e i lavori sono concentrati sulle pareti della stanza da letto.
“ Stanno aggiustando la casa” gli ho detto.“Adesso la rompono, ma poi la rifanno più bella e la pitturano tutta uguale , com'era quando il nonno l'ha costruita”
“Quando pittureranno la casa io sarò grande” mi ha risposto.
Mi ha letto nel pensiero il piccolo fringuello, consapevole dei tempi biblici per portare l'opera a compimento.
"I bambini sono lungimiranti", ho pensato.
“ Ma tu sei già grande!" gli ho detto per rassicurare me più che lui.,“sei cresciuto come Giovanni!”
Giovanni è il suo idolo, il suo punto di riferimento,  che gli dà i bacini  solo prima di andare a letto, però. Quattro anni di differenza sono ancora tanti perchè abbiano gli stessi interessi.
“Hai ragione nonna, sono cresciuto:gli sono arrivato al cuore!”
“Questa sì che è una bella notizia!”, ho esclamato. Solo quando i loro cuori si toccheranno, la casa sarà  più bella.